Sapori
Storia e cultura delle Madonie
L'artigianato delle Madonie: la maiolica di Collesano, i cesti di canna e palma nana, il ricamo di Isnello, i pupi, la pietra di Petralia e il sale.
L’artigianato delle Madonie nasce dal lavoro dei campi e delle chiese: la maiolica di Collesano, i cesti intrecciati con canna, salice e palma nana, il ricamo a modano di Isnello, la pietra Lumachella di Petralia, il legno e il ferro battuto. Alcune di queste arti sono ancora vive in poche botteghe; altre si vedono soprattutto nei musei e nelle chiese.
In breve
Collesano è il paese della ceramica delle Madonie. L’Ente Parco scrive che il paese sviluppa l’industria della ceramica tra Cinquecento e Settecento, sotto i Cardona, i Moncada e gli Aragona, e che è ancora oggi rinomato per questo.
Il periodo meglio documentato è la seconda metà del Seicento. In quegli anni maestri come Rizzuto, Saldo e Savia fecero crescere le botteghe di Collesano, in rapporto con gli altri grandi centri siciliani: Palermo, Sciacca, Burgio, Trapani e Caltagirone. La mostra “Fatta in Collesano” a Palazzo Abatellis, a Palermo, ha esposto 26 pezzi tra bocce e albarelli della manifattura collesanese del XVII secolo (Artribune).
Uno studio della Soprintendenza di Palermo (Notiziario Archeologico 61/2022) racconta il maestro Giuseppe Savia, nato a Burgio nel 1630, che lavorò in diversi paesi delle Madonie, tra cui Collesano. Dopo la sua morte, documentata nel 1676, la vedova si trasferì a Collesano.
Le mattonelle di Collesano di fine Seicento sono piccole (circa 14,5 centimetri di lato), quadrate, trapezoidali o romboidali, dipinte in blu, celeste, verde, bianco e nero e accostate per formare disegni, come stelle a otto punte. Tra Seicento e Settecento è tipica la mattonella divisa in due triangoli, verde e bianco, che accostata forma scacchiere, rombi e fasce. Pochi pavimenti antichi restano a Collesano; uno è nella chiesa di Santa Maria dell’Annunziata.
Le botteghe delle Madonie fanno riproduzioni di mattonelle siciliane per i restauri, vasi, anfore, bassorilievi e servizi da tavola, con decorazioni tradizionali o più moderne; alcuni artigiani si occupano anche di restauro e di ceramica su pietra lavica (Consorzio Cefalù Madonie Himera).
A Collesano la ceramica si vede anche per strada: lungo il vecchio circuito della Targa Florio ci sono pannelli in ceramica dell’artista locale Joe Manganello con le edizioni più famose della corsa (Ente Parco delle Madonie). Il paese è nella scheda di Collesano; la corsa nella guida alla Targa Florio.
Per secoli contadini e pastori delle Madonie hanno intrecciato i loro contenitori con quello che trovavano: canna, salice, palma nana, olmo e olivastro, che in siciliano si chiama agliastro (Balarm). Si lavorava a mano, nelle pause del lavoro o d’inverno in casa, e ogni forma aveva un uso.
Questa tabella riassume i cesti della tradizione descritti dalle fonti.
| Nome | Com’è | A cosa serviva |
|---|---|---|
| cufinu | grande, fino a un metro e mezzo, di canna e salice | conservare e trasportare raccolti; una versione più piccola per il pane |
| cartedda | più piccola, con fondo e manici | trasporto quotidiano |
| panaru | di canna, olivastro e salice, di misure diverse | pesce (fondo piatto, manico alto), frutta e uva (profondo) |
| coffa | di palma nana intrecciata | foraggio per i cavalli, trasporto sui muli; oggi anche borsa |
Fonti: Balarm, Consorzio Cefalù Madonie Himera.
Oggi l’intreccio è a rischio. Nell’agosto 2024 Balarm ha raccontato il caso di Emanuele Pollara, artigiano di Isnello allora diciannovenne, che ha imparato da bambino guardando lo zio e continua a fare cannistri con due attrezzi: una forbice da potatura e un coltellino.
Accanto ai cesti, la tradizione madonita comprende la lavorazione della ferla, della canna, della verga e del giunco, mobili in legno, sgabelli e ferro battuto, e la maidda, il piano di legno su cui si impastava il pane (Consorzio Cefalù Madonie Himera).
Isnello ha una lunga tradizione di teleria sacra e di corredo tessile, con produzioni ottocentesche di grande qualità. In paese si usano ancora le tecniche del filet, o modano, un ricamo su rete annodata, e dello sfilato di tradizione quattrocentesca (Ente Parco delle Madonie).
Il Museo Trame di filo, in via Impillitteri, espone prototipi della tradizione insieme a creazioni nuove. Secondo la scheda dell’Ente Parco apre dal lunedì al venerdì la mattina e il giovedì anche il pomeriggio: chiama il punto informativo del Parco di Isnello prima di andare. Il paese è nella scheda di Isnello.
Il ricamo era anche al centro del corredo da zita, il corredo della sposa. Lo trovi esposto nel Museo Etnoantropologico di Palazzo Sgadari a Gangi, accanto agli attrezzi della civiltà contadina.
Il MOPS, Museo dell’Opera dei Pupi Siciliani delle Madonie, è nato nel 2008 dentro il Museo Civico di Caltavuturo, con la collezione dello studioso e drammaturgo palermitano Angelo Sicilia (Ente Parco delle Madonie).
Il museo spiega le due scuole dei pupi siciliani:
Dentro il museo c’è un teatro attivo dove si fanno spettacoli con i pupi palermitani. Il paese è nella scheda di Caltavuturo.
A Petralia Sottana si estraeva la Lumachella, una pietra calcarea piena di conchiglie fossili. Le sei coppie di colonne della Chiesa Madre di Petralia Sottana vengono dalla cava di Lumachella del “Vazu di Santu Tieru” (Consorzio Cefalù Madonie Himera). La storia della pietra è raccontata anche nella sezione geologica del Museo Collisani.
Il campanile della stessa chiesa, in calcare bianco, alto circa 30 metri, fu finito nel 1680. Il paese è nella scheda di Petralia Sottana.
Nella miniera Italkali di Raffo, frazione di Petralia Soprana, si estrae ancora salgemma. Dentro le gallerie c’è il MACSS, museo di arte contemporanea SottoSale, con 40 sculture in salgemma realizzate nel corso di sei Biennali dagli artisti invitati (Balarm). Non è artigianato tradizionale, ma è il modo più insolito per vedere come si lavora una materia delle Madonie.
Le visite sono limitate perché la miniera è attiva. Come prenotare è spiegato nella guida ai musei delle Madonie.
Sulle colline tra Castelbuono e Pollina si incidono ancora i frassini per raccogliere la manna, da luglio a settembre, con una tecnica che si tramanda di padre in figlio (Ente Parco delle Madonie). È un lavoro agricolo più che artigiano, raccontato nel nostro articolo sulla manna di Castelbuono e nella sezione Sapori.
Le feste in cui escono ricami, argenti e statue sono nella guida alle feste e tradizioni delle Madonie.
Aggiornata il 19 ottobre 2026
470 m s.l.m.
Ceramica, castello e il museo della Targa Florio
583 m s.l.m.
Il paese delle stelle, sotto le rocce delle Madonie
631 m s.l.m.
Il paese sotto la Rocca di Sciara
1039 m s.l.m.
La sede del Parco delle Madonie, ai piedi di Piano Battaglia
1147 m s.l.m.
Il comune più alto delle Madonie, Borgo dei Borghi 2018
1011 m s.l.m.
Il Borgo dei Borghi 2014, tutto in pietra sul Monte Marone
920 m s.l.m.
Il paese dell'Abies nebrodensis, dello sfoglio e del fagiolo badda
Cultura
I musei delle Madonie: Mandralisca a Cefalù, Museo Civico nel castello di Castelbuono, Minà Palumbo, Targa Florio, geologia, sale e civiltà contadina.
Cultura
Le tradizioni delle Madonie mese per mese: Settimana Santa, Miracula di Gangi, Sant'Anna, Ballo della Cordella, Giostra dei Ventimiglia, presepi.
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