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Storia e cultura delle Madonie

Artigianato delle Madonie: ceramica, cesti, ricamo e pietra

L'artigianato delle Madonie: la maiolica di Collesano, i cesti di canna e palma nana, il ricamo di Isnello, i pupi, la pietra di Petralia e il sale.

Una scultura bianca di salgemma illuminata in una galleria della miniera di Raffo, nel Museo SottoSale di Petralia Soprana
Codas / Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0

L’artigianato delle Madonie nasce dal lavoro dei campi e delle chiese: la maiolica di Collesano, i cesti intrecciati con canna, salice e palma nana, il ricamo a modano di Isnello, la pietra Lumachella di Petralia, il legno e il ferro battuto. Alcune di queste arti sono ancora vive in poche botteghe; altre si vedono soprattutto nei musei e nelle chiese.

In breve

  • Ceramica: Collesano, con una tradizione documentata di maioliche e mattonelle dal Seicento.
  • Intreccio: cesti di canna, salice, palma nana e olivastro (cufini, cannistri, panari, coffe).
  • Ricamo: modano (filet) e sfilato a Isnello, con il Museo Trame di filo.
  • Pupi: il Museo dell’Opera dei Pupi Siciliani delle Madonie a Caltavuturo.
  • Pietra e sale: la Lumachella di Petralia Sottana, le sculture di salgemma nella miniera di Raffo.
  • Dove comprare: nelle botteghe dei paesi e alla Mostra dell’Artigianato di Gangi, a inizio settembre.

La ceramica di Collesano

Collesano è il paese della ceramica delle Madonie. L’Ente Parco scrive che il paese sviluppa l’industria della ceramica tra Cinquecento e Settecento, sotto i Cardona, i Moncada e gli Aragona, e che è ancora oggi rinomato per questo.

Il periodo meglio documentato è la seconda metà del Seicento. In quegli anni maestri come Rizzuto, Saldo e Savia fecero crescere le botteghe di Collesano, in rapporto con gli altri grandi centri siciliani: Palermo, Sciacca, Burgio, Trapani e Caltagirone. La mostra “Fatta in Collesano” a Palazzo Abatellis, a Palermo, ha esposto 26 pezzi tra bocce e albarelli della manifattura collesanese del XVII secolo (Artribune).

Le mattonelle da pavimento

Uno studio della Soprintendenza di Palermo (Notiziario Archeologico 61/2022) racconta il maestro Giuseppe Savia, nato a Burgio nel 1630, che lavorò in diversi paesi delle Madonie, tra cui Collesano. Dopo la sua morte, documentata nel 1676, la vedova si trasferì a Collesano.

Le mattonelle di Collesano di fine Seicento sono piccole (circa 14,5 centimetri di lato), quadrate, trapezoidali o romboidali, dipinte in blu, celeste, verde, bianco e nero e accostate per formare disegni, come stelle a otto punte. Tra Seicento e Settecento è tipica la mattonella divisa in due triangoli, verde e bianco, che accostata forma scacchiere, rombi e fasce. Pochi pavimenti antichi restano a Collesano; uno è nella chiesa di Santa Maria dell’Annunziata.

La ceramica oggi

Le botteghe delle Madonie fanno riproduzioni di mattonelle siciliane per i restauri, vasi, anfore, bassorilievi e servizi da tavola, con decorazioni tradizionali o più moderne; alcuni artigiani si occupano anche di restauro e di ceramica su pietra lavica (Consorzio Cefalù Madonie Himera).

A Collesano la ceramica si vede anche per strada: lungo il vecchio circuito della Targa Florio ci sono pannelli in ceramica dell’artista locale Joe Manganello con le edizioni più famose della corsa (Ente Parco delle Madonie). Il paese è nella scheda di Collesano; la corsa nella guida alla Targa Florio.

L’intreccio: cesti di canna, salice e palma nana

Per secoli contadini e pastori delle Madonie hanno intrecciato i loro contenitori con quello che trovavano: canna, salice, palma nana, olmo e olivastro, che in siciliano si chiama agliastro (Balarm). Si lavorava a mano, nelle pause del lavoro o d’inverno in casa, e ogni forma aveva un uso.

Questa tabella riassume i cesti della tradizione descritti dalle fonti.

Nome Com’è A cosa serviva
cufinu grande, fino a un metro e mezzo, di canna e salice conservare e trasportare raccolti; una versione più piccola per il pane
cartedda più piccola, con fondo e manici trasporto quotidiano
panaru di canna, olivastro e salice, di misure diverse pesce (fondo piatto, manico alto), frutta e uva (profondo)
coffa di palma nana intrecciata foraggio per i cavalli, trasporto sui muli; oggi anche borsa

Fonti: Balarm, Consorzio Cefalù Madonie Himera.

Oggi l’intreccio è a rischio. Nell’agosto 2024 Balarm ha raccontato il caso di Emanuele Pollara, artigiano di Isnello allora diciannovenne, che ha imparato da bambino guardando lo zio e continua a fare cannistri con due attrezzi: una forbice da potatura e un coltellino.

Accanto ai cesti, la tradizione madonita comprende la lavorazione della ferla, della canna, della verga e del giunco, mobili in legno, sgabelli e ferro battuto, e la maidda, il piano di legno su cui si impastava il pane (Consorzio Cefalù Madonie Himera).

Il ricamo di Isnello: modano e sfilato

Isnello ha una lunga tradizione di teleria sacra e di corredo tessile, con produzioni ottocentesche di grande qualità. In paese si usano ancora le tecniche del filet, o modano, un ricamo su rete annodata, e dello sfilato di tradizione quattrocentesca (Ente Parco delle Madonie).

Il Museo Trame di filo, in via Impillitteri, espone prototipi della tradizione insieme a creazioni nuove. Secondo la scheda dell’Ente Parco apre dal lunedì al venerdì la mattina e il giovedì anche il pomeriggio: chiama il punto informativo del Parco di Isnello prima di andare. Il paese è nella scheda di Isnello.

Il ricamo era anche al centro del corredo da zita, il corredo della sposa. Lo trovi esposto nel Museo Etnoantropologico di Palazzo Sgadari a Gangi, accanto agli attrezzi della civiltà contadina.

I pupi siciliani a Caltavuturo

Il MOPS, Museo dell’Opera dei Pupi Siciliani delle Madonie, è nato nel 2008 dentro il Museo Civico di Caltavuturo, con la collezione dello studioso e drammaturgo palermitano Angelo Sicilia (Ente Parco delle Madonie).

Il museo spiega le due scuole dei pupi siciliani:

  • i pupi palermitani, alti da 80 centimetri a un metro, con il ginocchio articolato, che possono sguainare la spada e rimetterla nel fodero;
  • i pupi catanesi, alti da un metro a un metro e trenta, più pesanti, con il ginocchio rigido.

Dentro il museo c’è un teatro attivo dove si fanno spettacoli con i pupi palermitani. Il paese è nella scheda di Caltavuturo.

La pietra: la Lumachella di Petralia

A Petralia Sottana si estraeva la Lumachella, una pietra calcarea piena di conchiglie fossili. Le sei coppie di colonne della Chiesa Madre di Petralia Sottana vengono dalla cava di Lumachella del “Vazu di Santu Tieru” (Consorzio Cefalù Madonie Himera). La storia della pietra è raccontata anche nella sezione geologica del Museo Collisani.

Il campanile della stessa chiesa, in calcare bianco, alto circa 30 metri, fu finito nel 1680. Il paese è nella scheda di Petralia Sottana.

Il sale: le sculture della miniera di Raffo

Nella miniera Italkali di Raffo, frazione di Petralia Soprana, si estrae ancora salgemma. Dentro le gallerie c’è il MACSS, museo di arte contemporanea SottoSale, con 40 sculture in salgemma realizzate nel corso di sei Biennali dagli artisti invitati (Balarm). Non è artigianato tradizionale, ma è il modo più insolito per vedere come si lavora una materia delle Madonie.

Le visite sono limitate perché la miniera è attiva. Come prenotare è spiegato nella guida ai musei delle Madonie.

La manna: un saper fare antico

Sulle colline tra Castelbuono e Pollina si incidono ancora i frassini per raccogliere la manna, da luglio a settembre, con una tecnica che si tramanda di padre in figlio (Ente Parco delle Madonie). È un lavoro agricolo più che artigiano, raccontato nel nostro articolo sulla manna di Castelbuono e nella sezione Sapori.

Dove vedere e comprare l’artigianato

  • Botteghe: soprattutto a Collesano per la ceramica. Gli orari dei laboratori cambiano; chiedi in municipio o alla Pro Loco.
  • Musei: Trame di filo a Isnello, MOPS a Caltavuturo, Museo Etnoantropologico di Gangi, Museo Etnoantropologico di Polizzi Generosa, Museo Etnoantropologico delle Madonie a Geraci Siculo.
  • Mostra dell’Artigianato e Mado Cooking Together, Gangi: tre giorni a inizio settembre con stand di artigiani e produttori in centro. Nel 2026, seconda edizione, si è tenuta dal 4 al 6 settembre (Madonie Press). Pagina: Mostra dell’Artigianato di Gangi.

Le feste in cui escono ricami, argenti e statue sono nella guida alle feste e tradizioni delle Madonie.

Domande frequenti

Per cosa è famosa Collesano nell'artigianato?
Per la ceramica. Nel Seicento le botteghe di Collesano producevano maioliche, albarelli e mattonelle da pavimento con maestri come Rizzuto, Saldo e Savia, in rapporto con Palermo, Sciacca, Burgio, Trapani e Caltagirone. Una mostra a Palazzo Abatellis ha esposto 26 pezzi di maiolica collesanese del XVII secolo. La tradizione continua nelle botteghe di oggi.
Cosa sono cufini, cannistri e panari?
Sono i nomi siciliani dei cesti intrecciati a mano dai contadini e dai pastori delle Madonie con canna, salice, palma nana, olmo e olivastro. I cufini erano grandi, fino a un metro e mezzo; le cartedde più piccole, con fondo e manici; i panari servivano per pesce, frutta e uva. Oggi pochissimi artigiani li fanno ancora.
Cos'è il ricamo a modano di Isnello?
Il modano, o filet, è una tecnica di ricamo su rete annodata che a Isnello si usa ancora, insieme allo sfilato di tradizione quattrocentesca. Nasce dalla tradizione della teleria sacra e del corredo. Il Museo Trame di filo, in via Impillitteri, espone prototipi tradizionali e creazioni nuove fatte con queste tecniche.
Cos'è la coffa siciliana?
È un cesto di palma nana intrecciata a mano. Un tempo serviva per dare il foraggio ai cavalli o per trasportare materiali sui muli; oggi è diventata anche una borsa da donna, decorata con motivi che ricordano le bardature dei cavalli siciliani. Accanto alla coffa la tradizione madonita ricorda la maidda, il piano di legno per impastare il pane.
Dove si comprano prodotti artigianali sulle Madonie?
Direttamente nelle botteghe dei paesi, soprattutto per la ceramica di Collesano. A Gangi, a inizio settembre, la Mostra dell'Artigianato e Mado Cooking Together riunisce in centro artigiani e produttori delle Madonie: nel 2026 si è tenuta dal 4 al 6 settembre. Per orari e indirizzi delle botteghe chiedi in municipio o alla Pro Loco.

Fonti

Aggiornata il 19 ottobre 2026