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Natura e paesaggi

Abies nebrodensis, l'abete delle Madonie: dove vederlo

Abies nebrodensis: circa 30 alberi adulti in natura, solo a Polizzi Generosa. Com'è fatto, perché rischia l'estinzione, i progetti di tutela e dove vederlo.

Un giovane Abies nebrodensis sulle pendici sassose del Vallone Madonna degli Angeli, con faggi e montagne sullo sfondo
Gilles San Martin / Wikimedia Commons, CC BY-SA 2.0

L’Abies nebrodensis, l’abete delle Madonie, è uno degli alberi più rari del mondo: in natura ne restano circa 30 esemplari adulti, tutti nel territorio di Polizzi Generosa, tra 1.400 e 1.650 metri. Crescono sul versante nord di Monte Scalone e nel Vallone Madonna degli Angeli, nella zona A del Parco delle Madonie. L’IUCN lo considera in pericolo critico di estinzione.

Questa pagina racconta la specie: com’è fatta, da dove viene, perché era data per estinta e cosa si fa per salvarla. Se vuoi andare a vederla a piedi, il percorso è nella scheda del sentiero dell’Abies nebrodensis.

In breve

  • Nome scientifico: Abies nebrodensis (Lojac.) Mattei. In siciliano arvulu cruci cruci o arvulu caccia diavuli.
  • Popolazione naturale: circa 30 alberi adulti, 24 dei quali producono semi (Ente Parco delle Madonie).
  • Dove: Vallone Madonna degli Angeli, Monte Scalone, Monte Cavallo e Monte dei Pini, Polizzi Generosa. Area di circa 84 ettari (Frascella e altri, 2022).
  • Stato: in pericolo critico per l’IUCN. Il suo bosco è un habitat prioritario della rete Natura 2000 (codice 9220*, CNR).
  • Dove vederlo senza camminare: il museo MAN nel Palazzo di Città di Polizzi Generosa.
  • Regola: zona A del Parco, vietato raccogliere pigne, rami o semi.

Com’è fatto l’abete delle Madonie

È un abete più piccolo e tozzo dell’abete bianco. Secondo l’Ente Parco da adulto arriva al massimo a 15 metri, con una chioma larga a forma di campana e un tronco dalla corteccia bianco grigiastra.

Il dettaglio che lo riconosce è la disposizione dei rami. Da ogni ramo principale ne partono due laterali, e così via, fino a formare tante piccole croci: da qui il nome arvulu cruci cruci.

Gli aghi sono corti, rigidi e appiattiti, con due linee bianche sulla pagina inferiore. Le pigne stanno dritte sui rami, sono lunghe fino a 20 centimetri e d’estate si coprono di resina. In autunno si sfaldano sull’albero e lasciano cadere i semi.

Per molti anni gli alberi del vallone sono stati considerati sterili. Negli ultimi decenni alcuni hanno ricominciato a produrre semi fertili, e da quei semi sono nate le piantine dei vivai.

Da dove viene: 10.000 anni di storia

Per molto tempo i botanici lo hanno considerato una forma dell’abete bianco rimasta isolata in Sicilia. Oggi l’Ente Parco lo descrive come una specie a sé, presente sull’isola già dal Terziario, prima che l’abete bianco arrivasse con l’ultima glaciazione.

Le prove stanno sotto terra. Su una stazione fossile delle Madonie nord-orientali si è visto che 9.000 anni fa le due specie convivevano. Nella torbiera di contrada Pietra Giordano, a Geraci Siculo, gli strati conservano pollini di Abies nebrodensis di circa 10.000 anni fa.

Il nome confonde. Nell’Ottocento con “Nebrodi” si indicavano anche le Madonie, e per questo molte specie descritte qui portano l’aggettivo nebrodensis. La specie fu descritta dal botanico Giovanni Ettore Mattei nel 1908.

Come è arrivato a un passo dall’estinzione

Un tempo l’abete copriva molte montagne della Sicilia settentrionale. Il suo legno valeva: studi paleobotanici citati dall’Ente Parco mostrano che le travi dei tetti di chiese e palazzi madoniti erano spesso di abete. La città antica di Halaesa, vicino all’attuale Tusa, coniò monete con l’immagine di questo albero.

Il taglio dei boschi lo ha quasi cancellato. Alla fine del Settecento era ancora abbastanza diffuso, poi se ne persero le tracce e dal 1900 fu considerato estinto.

La riscoperta arriva alla fine degli anni Cinquanta. Il botanico Messeri, dell’Università di Palermo, riconobbe un grande abete in un giardino privato di Polizzi Generosa. Sulle pendici di Monte Scalone furono poi trovati altri 25 alberi, numerati e recintati uno per uno. L’Ente Parco data la riscoperta al 1957 nella scheda del museo e al 1958 in quella del sentiero.

Gli alberi sopravvissuti crescono stentati su pendii sassosi. Probabilmente si sono salvati proprio perché erano piccoli e poco utili per il legname, e perché lassù il faggio, più forte, non li ha soffocati.

Perché rischia ancora di scomparire

Il CNR elenca i problemi in modo secco. La popolazione ha una forte erosione genetica, gli alberi adulti sono imparentati tra loro e la rinnovazione naturale è scarsa. Il suolo è superficiale e roccioso, con erosione localizzata, e i giovani abeti vengono brucati da erbivori selvatici e bestiame.

Le analisi genetiche del progetto LIFE4FIR, pubblicate nel 2022, hanno confermato un alto tasso di incrocio tra consanguinei. Per questo i ricercatori hanno impollinato gli alberi a mano, incrociando esemplari diversi per avere piantine più varie.

C’è poi il rischio di ibridazione. Con i rimboschimenti, intorno all’area naturale sono stati piantati abeti esotici, come l’abete bianco e quello di Cefalonia: l’Università di Palermo studia se possono incrociarsi con l’abete madonita.

L’ultima minaccia è recente. Nella relazione 2025 l’Ente Parco segnala danni dei cinghiali e dei loro ibridi alla popolazione naturale, e a settembre 2026 il Consiglio del Parco ha citato danni all’Abies nebrodensis e alle aree sperimentali chiedendo alla Regione lo stato di emergenza per daini e cinghiali.

Cosa si fa per salvarlo

La tutela dura da più di quarant’anni. Questa tabella mette in fila le tappe principali, con i dati delle fonti ufficiali.

Anno Intervento Fonte
1984 La Regione Siciliana istituisce una riserva naturale per gli abeti del vallone Ente Parco delle Madonie
1989 Nasce il Parco delle Madonie: l’area diventa zona A Ente Parco delle Madonie
2000 Primo progetto LIFE Natura per la specie Ente Parco delle Madonie
anni 2000 Progetto CIPE: innesti, vivaio di Piano Noce, arboreto clonale di contrada Sanguisughe Ente Parco delle Madonie
2018 Votato pianta simbolo della Sicilia Ente Parco delle Madonie
2019-2024 Progetto LIFE4FIR, coordinato dal CNR CNR, Ente Parco
2023 Banca del seme e criobanca al museo MAN di Polizzi Generosa Madonie UNESCO Global Geopark

Il progetto CIPE e le torbiere di Geraci

Il progetto finanziato dal CIPE ha proseguito il lavoro del primo LIFE con tre strumenti. Il primo sono gli innesti: rami di Abies nebrodensis da innestare su circa 5.000 abeti esotici, che così smettono di essere una minaccia e diventano un sostegno.

Il secondo è la riforestazione: il progetto prevedeva circa 350 piante per ettaro su circa 20 ettari, con le piantine del vivaio di Piano Noce. Il terzo è l’arboreto clonale di contrada Sanguisughe: circa 450 portainnesti su 2 ettari, innestati con rami dei 30 alberi naturali, una copia di sicurezza della popolazione.

LIFE4FIR, dal 2019 al 2024

Il progetto LIFE4FIR ha unito CNR, Ente Parco delle Madonie, Università di Palermo, Dipartimento regionale dello Sviluppo rurale e Università di Siviglia. Secondo la pubblicazione del 2022 ha prodotto piantine da incroci controllati e ha previsto la messa a dimora di 4.000 piantine in 10 aree del Parco, come nuclei di diffusione.

Intorno agli alberi naturali sono arrivate nuove recinzioni e un impianto di videosorveglianza contro il pascolo. Il progetto si è chiuso a fine 2024: nel piano 2026 l’Ente Parco si impegna a mantenere la videosorveglianza, la banca del seme e la criobanca, dove si conservano semi, polline ed embrioni.

Dove vedere l’Abies nebrodensis

Hai tre possibilità, con impegno molto diverso.

Nel bosco, a piedi. Il sentiero parte al km 8,3 della SP119, la strada da Polizzi Generosa a Portella Colla, e si fa in mezza giornata. Passa accanto a diversi esemplari, alcuni isolati in mezzo alle pietraie. Partenza, regole e consigli sono nella scheda del sentiero. Prima di partire controlla le previsioni a Portella Colla e la viabilità delle Madonie: nel febbraio 2026 la SP119 è stata chiusa per una frana e a giugno i lavori non erano ancora partiti, secondo Madonie Press.

Dall’alto. Il sentiero 557 da Pomieri sale a Monte Scalone, da cui secondo il Distretto turistico Cefalù Madonie si vede tutto il Vallone Madonna degli Angeli. Lungo il sentiero 561 verso Piano Cervi, alle pendici di Cozzo Piombino, c’è invece un impianto di abeti messo a dimora dall’Azienda Foreste alla fine degli anni Settanta.

In paese. A Polizzi Generosa il museo MAN, nel Palazzo di Città, è un percorso in più ambienti con video, suoni e una parete multimediale. La seconda parte è dedicata ai “trenta saggi del bosco”, gli alberi del vallone presentati uno per uno. L’Ente Parco indica l’ingresso in Discesa Collegio 2 e il numero 0921 551632, e segnala che si visita insieme al Museo archeologico.

L’Ente Parco segnala anche quattro esemplari coltivati: uno nella Villa Casale, accanto ai ruderi del castello di Polizzi Generosa, e tre nella Villa Lanza, vicino a Gibilmanna, innestati su abete bianco all’inizio del Novecento.

Regole se vai nel vallone

L’area degli abeti è in zona A, quella di riserva integrale. Il regolamento del Parco vieta di raccogliere o danneggiare piante o parti di esse, e qui vale anche per una pigna caduta.

  • Resta sul sentiero e non entrare nelle recinzioni.
  • Non toccare i semenzali: con così pochi alberi, ogni pianta giovane conta.
  • Tieni il cane al guinzaglio e non lasciare rifiuti.
  • Evita il vallone con allerta meteo e d’inverno: l’Ente Parco sconsiglia le escursioni in alta quota in quella stagione.

Polizzi Generosa è la base più comoda. Trovi le strutture in dove dormire a Polizzi Generosa e la scheda del paese in Polizzi Generosa.

L’abete nel resto della natura delle Madonie

L’abete vive in mezzo a boschi di faggio e leccio, che nel vallone stanno uno di fronte all’altro: il faggio sul versante in ombra, il leccio su quello al sole. Lo racconta la guida ai boschi e faggete delle Madonie.

Lungo la sterrata che porta agli abeti crescono altre piante rare, come l’astragalo dei Nebrodi e il lino delle fate siciliano: le trovi nella guida alla flora delle Madonie. Per il quadro generale dell’area protetta c’è la guida al Parco delle Madonie.

Domande frequenti

Quanti esemplari di Abies nebrodensis esistono?
In natura restano circa 30 alberi adulti, secondo l'Ente Parco delle Madonie e il CNR. Di questi, 24 producono semi. Intorno crescono giovani piante nate da sole e altre messe a dimora dai progetti di tutela. Fuori dal bosco ci sono esemplari coltivati in vivai, giardini e orti botanici, che non contano nella popolazione naturale.
Dove cresce l'Abies nebrodensis?
Allo stato spontaneo cresce solo nel Parco delle Madonie, nel territorio di Polizzi Generosa. Gli alberi adulti stanno tra 1.400 e 1.650 metri, sul versante nord di Monte Scalone e nel Vallone Madonna degli Angeli, con pochi altri sparsi su Monte Cavallo e Monte dei Pini. L'area occupata dalla specie misura circa 84 ettari.
Perché si chiama abete dei Nebrodi se cresce sulle Madonie?
Perché un tempo con il nome Nebrodi si indicavano anche le Madonie. Molte piante e animali descritti su queste montagne nell'Ottocento portano l'aggettivo nebrodensis, che oggi crea confusione con i Monti Nebrodi, più a est. Il nome italiano corretto per la specie è abete delle Madonie, o abete dei Nebrodi.
Si può vedere l'Abies nebrodensis senza fare un'escursione?
Puoi conoscerlo al museo MAN di Polizzi Generosa, nel Palazzo di Città, che racconta la specie con sale multimediali. In paese, nella Villa Casale accanto ai ruderi del castello, l'Ente Parco segnala anche un esemplare coltivato. Per gli alberi spontanei serve invece il sentiero del Vallone Madonna degli Angeli, mezza giornata a piedi dalla SP119, chiusa per frana da febbraio 2026.
Perché l'Abies nebrodensis rischia ancora l'estinzione?
La popolazione è piccolissima e gli alberi sono parenti tra loro, quindi la diversità genetica è bassa. I semenzali faticano a crescere su suoli sassosi ed erosi, e vengono brucati da animali domestici e selvatici. Pesano anche il rischio di incrocio con abeti esotici piantati nei dintorni, gli incendi e i danni dei cinghiali segnalati dall'Ente Parco nel 2025 e nel 2026.
L'Abies nebrodensis è davvero l'albero di Natale più raro del mondo?
È una definizione dei giornali, che i numeri giustificano. Con circa 30 alberi adulti spontanei, l'IUCN classifica la specie in pericolo critico e la inserisce tra le piante più minacciate del Mediterraneo. Gli alberi crescono in zona A del Parco delle Madonie: si guardano, non si toccano, e pigne e rami restano dove sono.
Si può adottare o piantare un Abies nebrodensis?
L'Ente Parco delle Madonie ha promosso per anni l'affidamento di piantine a enti e privati, con un modulo dedicato. Chi le riceve deve piantarle in luoghi freschi, lontano dalla costa e dalle esposizioni a sud, e garantire acqua d'estate. Per sapere se il servizio è attivo oggi bisogna chiedere all'Ente Parco a Petralia Sottana.

Fonti

Aggiornata il 19 ottobre 2026